lunedì 18 agosto 2014

Il potere e l'idiozia della rete.

Riporto qui un bel post di RRobe, ovvero Roberto Recchioni, che tratta una vicenda dai contorni surreali. Lo faccio perchè anche io, nel mio piccolo, vorrei diffondere questa notizia, oltre che apprezzo e supporto Nebo ed il suo blog. Cosa comporta oggi il potere della rete e quanto un giornalista può essere davvero libero, in questo paese?



"Di come GQ Magazine si sia calata le braghe davanti a Barbie e abbia licenziato Nebo solo perché ha fatto quello che loro gli hanno detto di fare.


Rispolvero il blog per una questione che mi sta a cuore. Partiamo dall'inizio:

qualche giorno fa, Nebo (Nicolò Zuliani), quello dei Bagni Proeliator, ha pubblicato un pezzo sul portale della rivista GQ Italia-GQ Magazine all'interno della sezione Underground
Il pezzo verteva sul pestaggio della pornoattrice Christy Mack da parte del suo ex-fidanzato, un lottatore professionista.
Il pezzo era il seguente:

Il suo ex lamassacra, la pornostar Christy Mack mette le foto su Twitter. E fanno il giro del mondo
L’aveva trovata con un altro. E giù con il massacro. Per fortuna, mentre lui cercava un coltello, lei è riuscita a scappare

Quando la ragazza nuda e coperta di sangue bussa alla porta gridando “whalaglalarglaah” nessuno si scompone. E’ venerdì notte, è agosto e siamo a Los Angeles. Potrebbe essere una studentessa ubriaca, una zombie walk, una trovata pubblicitaria, una nuova strategia di marketing. La gente quindi continua a farsi i fatti propri. Alla sesta porta un tizio si sta masturbando davanti a Youporn quando sente urlare “whalaglalarglaah”. Preoccupato sia la buoncostume apre la tendina e vede la stessa donna su cui si stava forgiando il bicipite. Certo, potrebbe essere una nuova pubblicità progresso contro la pirateria audiovisiva, ma nel dubbio l’onanista apre la porta.

Un’ora prima siamo nell’appartamento di lei.

C’è un ospite. Entrambi sono vestiti e stanno chiacchierando del più e del meno quando la porta esplode in un vortice di botte. Tavolini, divano, tende, finestre, tutto viene divelto a mani nude. Il novello demone della Tasmania raggiunge l’ospite maschile triturandolo di cazzotti prima che abbia il tempo di capire chi, cosa, perché.

Gonfio di botte come una zecca viene quindi lanciato fuori dall’appartamento. E’ il turno della padrona di casa che è appena riuscita a dire “forse hanno bussato”. Viene afferrata, spogliata, lanciata in una doccia e lavata a ceffoni. Questa centrifuga di violenza in Dolby Surround dura così a lungo che l’aggressore si stanca, va in cucina lasciando la donna tramortita e fa ritorno con un coltello, apparentemente intenzionato a cambiarle pettinatura. Lei tenta qualche resistenza, lui si fa strada pugnalandole mani, orecchie e parete della doccia, perché in certi casi non puoi mai sapere. L’operazione di rasatura riesce ma il coltello si spezza. L’uomo non si perde d’animo: getta il manico dell’arma, ne afferra la lama e continua a minacciarla. Nel frattempo le ruba il cellulare e spacciandosi per lei manda messaggi a tutti i contatti dicendo che per la settimana non sarà reperibile. Terminata l’operazione l’uomo si spoglia annunciando le sue intenzioni tipo i cartoni giapponesi anni ’80: qui però invece di urlare “fulmine di Pegasus” grida “stupro imminente”. Non succede perché il pene non va su. Nella vita di ogni uomo ci sono cilecche umilianti, ma questa le batte tutte perché la donna martoriata sul pavimento è Christy Mack, 33 anni, diva di successo nell’industria del porno. Confuso per la mancata erezione l’uomo giunge all’unica conclusione logica: è colpa di lei. Certo, qualunque eterosessuale sulla Terra si trascinerebbe nudo su un tappeto di vetri rotti solo per poter sentire un peto di questa dea trasmesso da un walkie talkie, ma se il pene di mister Stupratron non funziona è colpa di lei. Si dirige quindi in cucina a caccia di un coltello più solido o comunque qualcosa di non moscio. E’ a questo punto che Christy, ormai ridotta ad hamburger, fugge. Il giorno dopo posta su Twitter le foto di com’è ridotta e la sua versione dei fatti.La versione di lui è più breve e concisa: “Volevo farle una sorpresa, aiutarla a prepararsi per lo show e darle l’anello di fidanzamento. E’ finita con me che lottavo per salvarmi la vita”, ha dichiarato sul suo profilo Twitter. Di sicuro la parte della sorpresa è riuscita, sulla legittima difesa invece bisogna riflettere. Lui si chiama Jonathan Koppenhaver, da tutti conosciuto con lo sbarazzino soprannome di “war machine”. Fa incontri di MMA, uno sport che consiste nel chiuderti in una gabbia a massacrarti di botte fermandoti un istante prima che t’ammazzino (cosa che non sempre accade). Figlio di un poliziotto infartato e di una madre tossica, adolescenza traumatica, espulso dal college perché menava la gente,Jonathan ha frequentato la galera un paio di volte perché, indovina indovinello, ha menato gente. Oggi ha 33 anni, 77 chili di soli muscoli, la faccia di un prosciutto, pesta gente di lavoro in qualunque lega professionale. Christy invece è unaex tatuatrice che pesa 48 chili. Difficile immaginare un conflitto fisico tra questi due con un finale diverso dal massacro uterino.
Jonathan comunque aggiunge che “i poliziotti non mi crederanno mai. Devo decidere cosa fare, alla fine ho solo il cuore spezzato”. Sì, Christy stando al referto medico ha 18 ossa del volto frantumate, il naso rotto in due punti, una costola fratturata, svariate emorragie interne, denti spezzati o mancanti e per il momento è cieca dall’occhio sinistro e non può camminare… Però sappiamo quanto un cuore spezzato faccia soffrire.
Dopotutto, lei si era anche tatuata sulla schiena “proprietà di War machine”. Non è che ti puoi tatuare una roba così e mollarlo, dopo.
A tutt’oggi questo portentoso esempio di uomo che sulla maglietta esibisce la scritta “faccio robe da maschio alfa” è latitante con una taglia di 10,000 dollari sulla testa. Citando “Pain and gain”, forse l’unica colpa di War machine è quella per cui non lo condanneranno: essere un povero coglione. Ma del resto se l’idiozia fosse un crimine l’America sarebbe un’unica, grande prigione.

Adesso, io di Nebo ho una grandissima stima come scrittore, ma i suoi pezzi scritti per la sezione "nera" di GQ, non mi hanno mai fatto impazzire e gliel'ho detto con il mio tradizionale tatto (risate registrate).
Mi sono sempre sembrati articoli privi della sua consuetà spontaneità e poco sentiti, come se Nebo fosse costretto a recitare la parte dell'hater volgare e provocatore per contratto e, sorpresa, avevo ragione.

Perché Nebo, come ho avuto modo di appurare in seguito, è stato tirato a bordo della ciurma di GQ con la richiesta esplicita di scrivere pezzi "pulp", sanguinolenti, di cattivo gusto, volgari, che suscitassero polemica.
Pezzi tosti per la sezione "tosta" (altre risate registrate)  di quel trionfo del  metro-sexual che è GQ.
Del resto, basta vedere l'header del blog di Nebo o leggere i suoi pezzi o il suo libro, per capire che è la persona adatta per un lavoro del genere.
Fatto sta che quello gli hanno chiesto e quello Nebo gli ha dato.
Fino a ieri.
Fino a quando, cioè, Nebo non è stato licenziato.

Perché?
Perché la Yotuber Barbie Xanax ha caricato un video in cui criticava molto aspramente il pezzo di Nebo, additandolo come offensivo per la vittima (dimostrando una certa mancanza di capacità elementari nella comprensione di un testo).
Adesso, sapete cosa succede qundo uno Youtuber da migliaia e migliaia si visualizzazioni si scaglia contro qualcuno?
Succede la Jihad, ecco quello che succede.
La redazione di GQ è stata invasa dai commenti moralisti dei follower di Barbie Xanax e il risultato è stato che il vice direttore di GQ ha fatto rimuovere il pezzo, ha preteso delle scusa formali e pubbliche da Nebo, e poi lo ha sospeso qualsiasi collaborazione con lui.
Per sempre.

Cosa c'è di sbagliato in questa storia?
L'intervento di Barbie Xanax?
No, quello ha solo delle implicazioni sociali spaventose, ma è del tutto lecito.
Ognuno ha il diritto a esprimere le sue opinioni, per quanto stupide o bigotte o prive di qualsiasi barlume di consapevolezza possano essere.
Ed è lecito pure che i follower di Barbie Xanax abbiano fatto quello che hanno fatto.
Anche questa cosa ha implicazioni sociali terrificanti ma, ripeto, è giusto ed è bello che ognuno abbia il diritto di aprire bocca e dimostrare la sua ignoranza.
Quello che, invece, è meno sensato, è che davanti allo scontento (ripeto: lecito) di taluni, un giornale si rifaccia sul giornalista.

Perché Nebo non ha pubblicato quel pezzo caricandolo da solo sui server del sito GQ.
Nebo quel pezzo lo ha scritto seguendo le liee guida che gli erano state date.
Nebo quel pezzo lo ha mandato a un capo redattore che lo ha letto, REVISIONATO e APPROVATO.
Quel capo redattore ha pubblicato quel pezzo con l'avallo del vice direttore della rivista cartacea che è pure il direttore del sito.
E quel vice direttore opera sulla base della fiducia di un direttore responsabile.

Si chiama proprio così: direttore RESPONSABILE.
E scondo voi cosa significa quella parola tutta in maiuscolo?
Significa che dopo che un pezzo è stato approvato e pubblicato, i cazzi sono i suoi, non del giornalista.
Perché gli editori hanno uffici legali appositi proprio per tutelare i loro giornalisti.
Ma visto che le cause legali costano, spetta al direttore responsabile decidere cosa può essere pubblicato, cosa no, e per cosa vale la pena correre il rischio.
Se arriva qualche grana, è il vice direttore e il direttore che ne devono rispondere. E, in ultima istanza, l'ufficio legale dell'editore (e l'editore stesso, se le cose vanno proprio male).
Adesso mipiacerebbe tancor che qualcuno mi spiegasse:

A) che razza di rivista è quella che si fa intimidere da una youtuber e dal suo pubblico, fino ad arrivare al punto di rimuovere un articolo e licenziare chi lo ha scritto?

B) a che serve un capo redattore, un vice direttore e un direttore, se poi nessuno si prende la responsabilità di cosa esce sul giornale?

C) Che razza di editore è quello che  non solo non difende le sue scelte editoriali, ma getta ai pesci un suo collaboratore per aver scritto ESATTAMENTE i pezzi che gli ha chiesto di scrivere, costringendolo pure a pubblicare scuse pubbliche?

Sono tre domande interessanti a cui mi piacerebbe che il signor Alessandro Scarano (giornalista presso l'edizione italiana di GQ.com, con responsabilità di coordinamento delle attività editoriali del sito), Carlo Annese (Vice direttore del mensile GQ, e RESPONSABILE del sito web e dell'iPad digital replica) e Carlo Antonelli (direttore del mensile) dessero una risposta.

p.s.
(a margine: ma quanto è invecchiata Barbie Xanax?!?)"



(FONTE: http://prontoallaresa.blogspot.it/2014/08/di-come-gq-magazine-si-sia-calata-le.html)



P.S. (mio): Triste constatare come la Xanax, una volta fattole notare come abbia sostanzialmente pisciato fuori dal vaso con questa faccenda, si sia prima barricata dietro rispostacce acide e poi sia puntualmente sbroccata, bannando me e altri dalla sua pagina Facebook e cancellando i commenti. Direi che certe azioni si commentano da sole.




 

lunedì 11 agosto 2014

La wovokata

Anni fa giocavo di ruolo on line.
Cioè, ci gioco ancora, ma anni fa interpretavo un personaggio chiamato Wovoka.
Mi piaceva Wovoka. Era una specie di sciamano barbaro, agghindato con una pelliccia d'orso sulle spalle ed era il curatore del gruppo.
Un giorno ci si ritrova su una nave, per ispezionarla. La nave è della marina reale, nessun cattivo in vista, solo che noi siamo lì per capire esattamente cosa stanno combinando qui sopra, visto che, a quanto pare, sperimentano un nuovo tipo di arma chiamata "Polvere". Ci accolgono degli inquietanti personaggi completamente bardati con pesanti abiti in pelle, che li ricoprono totalmente da capo a piedi, a mò di protezione e ci viene quindi spiegato che l'uso della polvere è altamente nocivo per l'organismo e sopratutto suscettibile a forze magiche, quindi è espressamente vietato eseguire magie.
Tenete bene in mente questo.
Il nostro gruppo continua ad ispezionare la nave fino a capitare nei laboratori; gli scienziate lì presenti non vogliono ovviamente farci entrare, visto che l'aria è satura di Polvere e sarebbe pericoloso; noi insistiamo ma loro sembrano irremovibili.
"Qui gatta ci cova" pensa Wovoka.
Ed è a quel punto esegue un incantesimo di Identificazione, per capire esattamente di cosa è composta questa polvere, questo mentre gli scienziati si erano quasi convinti a lasciarci entrare, opportunamente bardati e protetti.

L'esplosione è devastante. Sventra a metà la nave, ma per puro caso (e per bontà del master), non ci sono vittime. A parte ovviamente il nostro gruppo che era l'unico a non essere opportunamente protetto dagli effetti della polvere. Risultato: eravamo tutti stati infettati con una malattia che essenzialmente ci avrebbe risucchiato l'anima (e quindi ucciso) entro poche settimane.

Da allora, ogni volta che un personaggio esegue un'azione idiota come feci io con Wovoka, ignorando bellamente il master, è detta Wovocata.

Avanti veloce, ieri notte.

Da due settimane si parla di andare in Spring Breakers. Trattasi essenzialmente di prendere la macchina, me e i miei amici, e mettersi in viaggio per visitare luoghi abbandonati su e giù per la Sardegna. È un passatempo divertente.


 

















 
  Tipo così.
   


Qualche settimana fa ci viene L'IDEA: andiamo in Spring Breakers. Dove? Ma si dai torniamo al vecchio ospedale abbandonato di San Leonardo. Ma è un posto che abbiamo già visitato, testa. Non c'è problema, perchè ecco il colpo di genio: CI ANDIAMO DI NOTTE.
Wov sì, ottima pensata.
E quindi eccoci qui, pronti per l'ennesimo Spring Breaker, ma stavolta di notte, in un luogo abbandonato distante un'ora e mezza di auto.
COSA POTRA' MAI ACCADERE?
 















   
   Il percorso.  


Ci si prepara con due mezzi. Stavolta al posto delle solite quattro-cinque persone, siamo ben in dieci, anche se poi uno ci bidonerà la mattina stessa. Partenza fissata ore 19:00.
Io esco di casa una mezzoretta prima, faccio il pieno di gas, poi inizia il giro di raccolta. Iniziano a volare le prime stronzate, poi si fa la spesa (una cassa di birra e qualche tramezzino per il viaggio) e via che si va, mentre il cielo inizia ad imbrunire.















   
  L'inizio della tragedia.  


Arriviamo a San Leonardo che sono le 10 e la prima tappa è il bar del paese, chiaramente. Io esco dalla macchina e mi attardo per sistemare alcune birre nella borsa frigo.
Apro quindi il portabagagli, sistemo il tutto (ché le birre sono importanti), poi raggiungo gli altri a lato della strada.

Poi c'è quel momento.
Quel momento in cui ti stai perfettamente rendendo conto di cosa è successo, ma ancora non vuoi crederci.
Quel momento in cui REALIZZI.
In cui sbianchi, il cuore inizia a battere pesantemente nel petto, e la sudorazione si fa copiosa.
Quel momento.
Il momento della Wovocata.

"Andre cos'hai?" chiede un'amica, ingenua.

Io la guardo. Guardo tutti.
"Ho lasciato le chiavi della macchina dentro il portabagagli".

 















   
     

C'è chi sfotte, chi propone, chi sdrammatizza (in effetti questo no). Qualcuno butta lì di spaccare il vetro "che tanto hai la Casco, che ti frega", qualcun'altro di far forza sul finestrino che sicuramente s'abbasserà (credici).
Finiamo la birra si prova a forzare il finestrino ma niente.
"C'è solo una cosa da fare: andare a prendere le chiavi di riserva. A casa."
"Non puoi chiamare tipo tuo fratello e fartele portare?"
"Piuttosto che chiedere qualcosa a lui, me la faccio a piedi."

E quindi mi faccio prestare l'altra auto, stereo a palla, il mio amico P. che mi fa compagnia e via che si torna.
Tre ore di auto ininterrotte, quasi 500km di strada fatti in una sola sera, 30 euro di benzina buttati dentro il cesso: ecco come ho passato la serata.
E questo mentre gli altri, ovviamente si divertivano e si terrorizzavano durante la visita all'ospedale abbandonato.
 



















     
 I ghost hunters all'opera. Notate la mia assenza.  Oggetti inquietanti al buio che io non ho visto.  Scale che mettono una strizza che io non ho provato.    


 















     
Il letto con la rosa poggiata sul cuscino che mi sono perso. Ragni delle tenebre che io non ho visionato.  Altre cose inquietanti a cui non ho assistito.

 
Però dai, in fin dei conti è andata bene, tutto sommato: sono sicuro che gli altri si sono divertiti un botto.



lunedì 28 luglio 2014

Storie di ordinaria devastazione

Venerdì 25 luglio 2014, Mondo Ichnusa, ore 22:35, Marina di Torregrande, OR.

Mi arriva addosso il contenuto indefinito di una bottiglia, che spero sia vivamente birra o vino. Sperare nell'acqua serebbe un miracolo. Sul palco c'è Salmo, un rapper Olbiese che mi ha preso malissimo. Il mio amico, visibilmente ubriaco continua ad abbracciarmi perchè quando è così, vuole bene a tutti.
Attorno a me, circa trentamila persone. Cazzo.

Rewind.

Esco di casa alle quattro del pomeriggio, che c'è da andare a prendere A. e accompagnarlo dal meccanico, poi si prende l'altro A. e L., cui ho detto che sarei passato alle 16:30, preciso e puntuale. Ovviamente, arriviamo alle 17:30, con un'ora di ritardo.

Borsa frigo con le birre e un nostro beverone, e via che si va. Siamo in quattro in auto, sulla ia fida 500 che va a gas, per un peso totale che supera i 400 kg. Se l'auto non mi ha abbandonato quel giorno, confido che non lo farà mai più.
Il viaggio scorre tranquillo tra musica di merda (tipo la canzone del Campari, la Canzone del Piave e ROSVITA) e stronzate varie, a tipo 1 chilometro dalla meta mi scappa la piscia e mi fermo in una piazzuola, quando ovviamente stanno passando almeno cinquemila delle trentamila persone che poi ci saranno la notte. Sulle note di "Strapazzami di coccole", ci mettiamo a ballare mezzi ciucchi, tant'è che si ferma L. un nostro amico che ci ha riconosciuto da lontano mentre passava con la sua macchina lì di fronte.
Alla fine si riparte, si parcheggia affanculo perché ci sono troppe macchine e si va a mangiare uno di quei panini orribili dai chioschetti ambulanti, altresì detti "Caddozzo" e si inizia a bere l'intruglio magico, per l'occasione Rum & Cola della migliore annata Eurospin e ci si dirige più o meno sotto al palco.

Fast Foward.

Il grado di ubriachezza raggiunge livelli preoccupanti, quando i Subsonica fanno il loro ingresso. Ma alla fine i chilometri, la stanchezza, il viaggio, l'alcolismo, le zanzare fottutissime, sono valsi la pena, anche solo per ascoltare Tutti i miei Sbagli e sopratutto L'Odore.


E alla fine, tra gente che dormiva, gente che selfava la gente che dormiva, altre canzoni da auto un attimino migliori dell'andata, alle 4 del mattino siamo tornati sani e salvi a casa, soddisfatti ma tutti rotti dai salti che il concerto ci ha regalato. E a distanza di tre giorni, mi prudono ancora le punture delle zanzare atomiche che c'erano in quella cazzo di spiaggia-palude.


 


Sei il suono, le parole, di ogni certezza persa dentro il tuo odore.


 


 


BONUS, che per un mezzo secondo sono tornato noveenne:


 

lunedì 21 luglio 2014

[RECENSIONI] Gli inganni di Locke Lamora, di Scott Lynch

Lo so che il mio blog latita, ma è la triste realtà di un mezzo che utilizzo essenzialmente per parlare di un determinato argomento (la scrittura) e non, come facevo prima sul vecchio, di tutto quello che passa per la mia testa bacata.
Per dare un po' più di respiro a queste pagine quindi, inauguro una nuova rubrica, dedicata alla recensioni dei libri che ho letto. Nulla di orginale, già, però magari qualcuno è interessato, hai visto mai. Iniziamo dunque con quello che fu uno dei primi romanzi fantasy che abbia letto, ovvero Gli inganni di Locke Lamora.


 
































LA SCHEDA


Titolo: Gli inganni di Locke Lamora
Autore: Lynch Scott
Prezzo: € 19,60 (ma si trova scontato a meno di 10 euro)
Pubblicazione Italia: 2007
Pagine: 605, rilegato
Traduttore: Martini A.
Editore: Nord  (collana Narrativa Nord)



LA TRAMA
(Senza spoiler)


Locke Lamora è un ladro e con la sua banda, I Bastardi Galantuomini, compie abili furti (ma sarebbe meglio dire truffe), ai danni dei nobili della città di Camorr, un posto che è del tutto simile a Venezia, solo che Venezia non è un concentrato di criminalità come in questo romanzo (almeno non credo). Fin qui non ci sarebbe nulla di strano, non fosse che la Pace Segreta, un misterioso patto stipulato anni prima, impone ai ladri di non rubare ai nobili.
Durante una delle sue imprese, una truffa perpetrata a discapito di Don Lorenzo Salvara, Locke e i suoi sodali attireranno le attenzioni di uno strano individio, noto come il Re Grigio, una figura misteriosa che si è fatto notare del capo della malavita di Camorr, Barsavi, uccidendo alcuni suoi sodali.
Locke e i suoi si trovano quindi invischiati da una parte con il Re Grigio e dall'altra con Barsavi, che non tollererebbe affatto di sapere cosa sta combinando con i suoi. In mezzo, la truffa ai danni dei Salvara, il passato di Locke e un mago dell'alleanza.


 


COMMENTO


Cominciamo subito col dire che Gli inganni di Locke Lamora, non è il classico romanzo fantasy. Non ci sono principesse da salvare, mondi da ricostruire, mali da sconfiggere, eroi tutti d'un pezzo; c'è un ladro opportunista e amante del rischio, che vuole essenzialmente salvarsi la pelle e salvarla ai suoi. Di magia ce n'è ben poca, ma non stona con l'ambientazione creata, ed è più un romanzo picaresco che un fantasy. Locke e i suoi dicono parolacce, si prendono per il culo e usano le loro doti non certo per fare del bene. Non ci sono personaggi buoni, né personaggi cattivi: ognuno fa quello che deve fare, a volte compiendo atti di estrema crudeltà, a volte azioni altruistiche, ma nessuno (nemmeno il cattivo del romanzo), è monocorde.
Il libro è scorrevole, complice anche lo stile di Lynch semplice e diretto, proprio come i suoi personaggi.
Ogni tanto, preso dalla frenesia di raccontare, forse c'è qualche lungaggine di troppo, ma è ben poca cosa rispetto alla storia e a quei protagonisti così ben delineati.
L'originalità sta tutta qui: pur non stravolgendo i topoi del fantasy, come fa Abercrombie, Lynch riesce a reinterpretare il genere in modo tutto suo, lasciando fuori molti luoghi comuni a partire dal protagonista (non certo un eroe, non certo abile con la spada o nell'uccidere e non certo un mago) e costruendo una storia che riserva qualche colpo di scena mica male.
Cosa buona e giusta: pur essendo il primo libro di una saga, può essere letto tranquillamente come unicum in quanto la vicenda nasce e si esaurisce nell'arco di tutte le sue 600 pagine. Il che, è un gran pregio.
Io personalmente lo consiglio a chi voglia leggere un buon libro con una leggera venatura fantastica e sopratutto a quelle persone che il fantasy classico, quello coi draghi, i maghi e le spade che cagano, proprio non lo digeriscono.

VOTO: 8/10



SECONDA DI COPERTINA


Dicono che Locke Lamora non abbia rivali nei duelli. Dicono che sia alto, prestante e fascinoso. Dicono che la sua missione sia di rubare ai ricchi per dare ai poveri. Bè, si sbagliano. Piccolo di statura, deboluccio e un pò imbranato con la spada, Locke ha un unico punto di forza: nessuno lo può battere quanto ad astuzia e abilità truffaldina. E benché sia vero che ruba ai ricchi (e a chi, di grazia, dovrebbe rubare?) nessun povero ha mai visto un soldo bucato dei suoi furti. Tutto ciò su cui mette le mani lo tiene per sé e per i Bastardi Galantuomini, la sua banda, che ha come motto: "Vogliamo essere più furbi e più ricchi di tutti gli altri". A suo modo, Locke è il re di Camorr, una città che sembra nata dall'acqua, ornata di migliaia di ponti e di sontuosi palazzi barocchi e popolata da mercanti, soldati, accattoni e, ovviamente, ladri. In realtà, Camorr è il dominio di Capa Barsavi, perversa mente criminale, che da qualche tempo è impegnato in una lotta senza quartiere con il Re Grigio, altro personaggio decisamente poco raccomandabile. Impiccione per natura, Locke si ritrova suo malgrado in mezzo a questo scontro di titani e rischia di lasciarci le penne. Anche perché il suo misterioso passato nasconde un segreto che può mettere in pericolo l'intera nazione camorrana...