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domenica 16 ottobre 2016

Una volta ho catturato il vento. Ci sono riuscito, davvero. L'ho catturato. Era mio. Lo sentivo fra le dita, libero e selvaggio. E' stata una gioia incredibile riuscire a tenere il vento fra le mani, sentire tutte le sfumature del suo calore, della sua forza, del suo essere imprendibile.
Ma il vento non si può catturare. Hai solo l'impressione di averlo con te, quando invece continua a sfuggirti ed è questo che mi è successo: mi è sfuggito. L'avevo preso o almeno credevo di averlo fatto ed invece eccolo li, sempre libero e selvaggio, che m'è danzato davanti e poi è scappato via, come sempre. Perchè il vento non lo puoi contenere, puoi solo avere la sensazione di averlo preso; magari ne senti il calore fra le dita, la sensazione di benessere fra i polpastrelli ma poi scappa sempre via verso altri lidi, altri orizzonti. Il vento è libero, è selvaggio; forse può fermarsi da te per un pò ma poi se ne andrà nuovamente, perchè è quella la sua natura. E' fatto così, il vento, non lo puoi mica contenere o imprigionare o tenere con te. Forse puoi avere la sensazione di averlo fra le mani, ma non è così, perchè per sua stessa natura il vento rifugge dalle prigioni e vuole essere sempre libero e selvaggio.
E' imprendibile, imperscrutabile nella sua caoticità.

Perchè è semplicemente il vento. E per quanto tu possa combattere per averlo con te, esso non sarà mai tuo; perchè lui è così, sfuggevole.

E' che per un po' mi sono illuso di avere catturato il vento, ma in realtà era il vento che aveva catturato me.

lunedì 16 novembre 2015

Stralci di Heralds

"Credettero di sentirlo ridere mentre, in piedi sulla cappotta e con il Remington fra le mani, sparava all'impazzata all'interno del mezzo.
Colpì il guidatore in pieno sfracellandogli la testa, la quale esplose in mille pezzi come un'anguria troppo matura, insozzando l'abitacolo di sangue e pezzi di cervello. Continuò a sparare lungo tutta la carrozzeria, mentre il furgone sbandava pericolosamente oramai privo di controllo, fino che il fucile non fu scarico; poi s'inginocchiò, avvicinandosi velocemente ma con attenzione allo sportello del guidatore e, infilata la grossa mano nel finestrino, aprì la portiera.
Afferrò il cadavere e lo spinse fuori dal mezzo, facendolo rotolare sulla strada sterrata, poi si introdusse all'interno dell'abitacolo, facendosi largo in tutto quel carnaio e si sedette al posto di guida."

venerdì 31 luglio 2015

Te ne stai lì nella mia testa protetta dai ricordi e vinci sempre, non senti ragioni e non ti muovi; oscuri ogni presenza, sgretoli ogni mano che mi tocca.
Mi colpisci dritta fra stomaco e cuore e non te ne vuoi proprio andare.

martedì 14 luglio 2015

La mia intervista su Creatura Nuda

Con notevole sprezzo del pericolo, la simpaticissima Angela mi ha intervistato per il suo blog, in cui si parla di Scritto nel Sangue e, vagamente, anche del nuovo romanzo:

http://angiemeloni.blogspot.it/2015/07/intervista-allautore-di-fantasy-andrea.html

lunedì 13 luglio 2015

Con il nuovo libro sono appena arrivato a 160.000 caratteri, ovvero circa 27.000 parole, ovvero 80 cartelle.
E sono a circa a metà; non c'è male direi.

sabato 27 giugno 2015

Hey tu chi sei?

La cosa che mi ha sempre lasciato un po' stupito di quando scrivo qualcosa, è che non ho bisogno di un'atmosfera particolare, ne di esigenze particolari: in genere, se mi sento in vena, mi metto al pc, un po' di musica (anche se spesso basta il silenzio) e via che si va.
Specifico questo perché conosco svariati personaggi che per scrivere hanno bisogno dell'atmosfera giusta, una colonna sonora adatta, abbassare le tapparelle, la sigaretta sulle labbra - come se la loro vita fosse un film noir.
La cosa buffa, ripensandoci, è che magari sto scrivendo qualcosa di particolarmente macabro, e sullo stereo sto ascoltando canzoni romantiche.

Me ne sono accorto prima, mentre buttavo giù questo paragrafo del nuovo romanzo:

Sammy osservava la scena come in preda ad un freddo torpore; aveva passato in rassegna i cadaveri alla ricerca di Bez e aveva finito per riconoscere persone che solo qualche ora fa aveva intravisto o salutato, qualcuno che addirittura conosceva.
C'era Jess, con la gola squarciata da una pallottola, riversa su di un corpo reso irriconoscibile dal sangue; uno di quelli che aveva conosciuto qualche giorno prima alla clubhouse, era sdraiato per terra in una posizione innaturale, con il sangue che gli insozzava il petto maciullato. Non ricordava come si chiamasse, forse Birds o Cole chissà, eppure ecco lì la sua faccia, troppo giovane per morire a quella maniera, con la bocca spalancata e gli occhi sbarrati, quasi fosse cristallizzata in un espressione di stupore terrorizzato.
Ed ascoltavo questa canzone: